HDR

La sigla è l’acronimo inglese di High Dynamic Range (ampia gamma dinamica) ed è una tecnica utilizzata in fotografia per creare un’immagine che rappresenti qualcosa in più rispetto a quello che si potrebbe ottenere con un singolo scatto.

La tecnica non è nuova: già vent’anni fa al tempo della pellicola si potevano sovrapporre più diapositive nel caricatore del proiettore per ottenere un’immagine più “vivace” rispetto al singolo scatto….

Per ottenere una immagine HDR con le fotocamere digitali dobbiamo preparare lo scatto impostando correttamente la macchina fotografica: non è una tecnica improvvisata!

Con la macchina su cavalletto (è indispensabile che lo strumento di ripresa rimanga immobile durante la fase di acquisizione delle immagini) scattiamo in priorità di diaframma. E’ un programma di ripresa semi-a automatico con il quale possiamo mantenere invariati i parametri di sensibilità (ISO) e di apertura del diaframma – profondità di campo, variando il periodo di esposizione. Abbiamo quindi la possibilità di ottenere immagini sotto-esposte o sovra-esposte semplicemente cambiando i tempi di esposizione. Anche la messa a fuoco andrebbe bloccata, per ottenere il fuoco sullo stesso soggetto nell’elaborazione finale.

Per l’HDR classico sono necessari almeno tre scatti con esposizione diversa, almeno con uno stop di differenza tra l’uno e l’altro (ES. -1Stop, 0, +1Stop) ma i risultati più scenografici si ottengono variando le esposizioni di 2 Stop (-2 Stop, 0 +2Stop).

Se non vogliamo lavorare in manuale con la messa a fuoco bloccata, possiamo ricorrere al Braketing (BKT) o scatto a forcella, effettuando cinque scatti in sequenza con uno stop di differenza l’uno dall’altro. A questo punto prenderemo il primo, il terzo, il quinto della serie.

Nota: 1Stop= 1EV ( per le impostazioni fare riferimento al manuale della macchina fotografica).

Il programma che si occupa della creazione dell’HDR prenderà le due o tre (anche più) immagini scattate ed andrà a sovrapporle per ottenere un’immagine che abbia:

– Le ombre della foto più chiara (sovraesposta);

– Le luci della foto più scura (sottoesposta);

  • La texture della foto esposta “normalmente”.

In questo modo si ottengono immagini in grado di mostrare dettagli che altrimenti sarebbero indistinguibili in un singolo scatto.

HDRI-Example

HDRI-Old_saint_pauls_1

Scatto 2 + 4 + 6 = HDR           Fonte: Wikipedia

Creare buone immagini in HDR non è una passeggiata: ci sono alcune difficoltà dal punto di vista realizzativo. Innanzitutto la fotocamera deve rimanere nella stessa posizione per tutto l’intervallo della ripresa, quindi il (talvolta)fastidioso cavalletto diventa uno strumento indispensabile. Per essere sicuri di non imprimere vibrazioni alla fotocamera col dito durante lo scatto possiamo usare lo scatto esterno, il telecomando a distanza o l’autoscatto. Le immagini sovra-esposte potrebbero avere tempi lunghi, ben oltre il tempo di sicurezza degli scatti a cui siamo abituati: mantenere la fotocamera immobile è importante se non vogliamo compromettere il risultato finale. Se vogliamo ottenere delle immagini nitide è necessario che possano essere sovrapposte senza dare origine a doppi bordi o ad effetti “fantasma” di micro-mosso.

Dobbiamo fare attenzione anche ai soggetti ripresi:

Se la scena che ci si pone dinnanzi contiene elementi in movimento (persone, animali, foglie, acqua ecc), questi assumeranno posizioni diverse nell’arco dei tre o più scatti, dando origine a figure semi-trasparenti sulla foto HDR finale. I programmi più raffinati e di ultima generazione sono in grado di riconoscere questo “elementi difettosi” della composizione e quindi di correggerli automaticamente. E’ normale quindi che il processo di elaborazione dell’HDR tenga impegnato l’elaboratore per un periodo di tempo abbastanza lungo….

Il risultato finale è piuttosto scenografico: si ottengono immagini dai colori sgargianti e vivaci con dettagli e contrasti estremamente leggibili, quasi migliori rispetto alla classica vista ad occhio nudo.

Adobe Photoshop è in grado di creare gli HDR ma lo fa in modo sobrio: difficilmente propone immagini sature e vibranti. Per lio lo scopo è quello di ottenere la massima leggibilità dagli scatti.

Un altro programma degno di nota è HDR Efex pro di NIK Software, che contiene molte pre-impostazioni di sviluppo degli HDR (Eh, già!! Gli HDR non sono tutti uguali…)

http://www.niksoftware.com/nikcollection/it/hdrefexpro.html

Photomatix è il programma più popolare ed offre interessanti opzioni anti-mosso: se scattiamo a raffica gli scatti che ci servono per la fusione, siamo in grado di riprendere anche quei soggetti che normalmente non appaiono in composizioni di questo tipo.

http://www.hdrsoft.com/it/

Tra i programmi gratuiti in circolazione troviamo:

Luminance HDR

http://qtpfsgui.sourceforge.net/

Picturenaut

http://www.hdrlabs.com/picturenaut/index.html

Tutti i programmi sono accompagnati dal loro fido manuale, spesso in inglese (ma possono essere tradotti facilmente con google translate). Quelli a pagamento funzionano per un periodo di prova limitato (generalmente 30 giorni) e offrono piene funzionalità nel periodo di prova.

Per capire se la versione corretta è a 32 o 64 bit, è necessario conoscere la versione del proprio sistema operativo, anche se quelle a 32 bit dovrebbero essere universali. La differenza è che quei programmi compilati a 64 bit che girano su sistemi a 64 bit sono in grado di sfruttare tutta la potenza del processore del computer, velocizzando i tempi di elaborazione.

Spunti fotografici e bibliografici:

http://www.cultor.org/hdr/P.html

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